Karkur Rouzzi
L'ultima valle segreta del Jebel Uweinat


Durante il periodo 25-28 Aprile 2006, un ben collaudato gruppo di escursionisti sahariani ha completato la seconda ricognizione esplorativa dell'Altopiano di Emeri, nel settore SW del Jebel Uweinat (Gabal Alawaynatt o Gebel Auenat), in Libia. L'Altopiano di Emeri è accessibile solo a piedi. Basti dire che un solo scienziato europeo vistò il posto prima della nostra spedizione del 2005: il Prof. Umberto Mònterin dell'Università di Torino. Nativo di Gressoney La Trinité, era un uomo che condivideva la tempra e l'ardore dei grandi pionieri dell'alpinismo eroico, capace di salire in cima al Monte Rosa indossando soltanto una giacca di lana, al puro scopo di raccogliere dati meteorologici. Per dare il senso della cosa vale la pena ricordare che i membri della spedizione nazionale belga del 1968 al Jebel Uweinat, nonostante il pieno appoggio logistico dell'esercito belga, rinunciarono a rilevare il settore poiché lo ritennero d'accesso troppo difficile.


In escursione sul Gebel Uweinat, nell’accecante luce del mezzogiorno

Organizzare un trekking nel Gebel Uweinat non è comunque una cosa semplice neanche oggi, pur disponendo attualmente di tecnologie che favoriscono la mobilità di piccoli gruppi rispetto alle spedizioni troppo numerose e pesanti, tipiche degli anni '60-'70.
Una seria difficoltà che ci ha afflitto durante la nostra prima spedizione del 2005 è stata la mancanza di mappe topografiche sufficientemente dettagliate: Emeri è un labirinto di rocce e le immagini di dominio pubblico dei satelliti Aster e Landsat TM raggiungono una risoluzione di 14 metri, all'atto pratico insufficiente per discriminare gli ostacoli reali presenti sul terreno. E' interessante ricordare che durante la Seconda Guerra Mondiale un commando militare della Long Range Desert Patrol (poi LRDG) capitanato da W.B.K. Shaw, fallì nel tentativo di raggiungere Ain Zueia da Nord. Eppure si trattava di una persona veramente esperta nell'affrontare la montagna in deserto; nel 1932, W.B.K. Shaw con Bagnold e Bustead aveva compiuto la prima ascensione della vetta di Uweinat. Nella nostra nuova occasione, visti i risultati conseguiti nel 2005, eravamo perfettamente consapevoli di quanto fosse alta la posta in gioco; con la prima spedizione avevamo scoperto 10 nuovi siti d'arte rupestre, alcuni straordinari. La bellezza quasi tagliente dei posti visitati a piedi era stata poi una ricompensa davvero speciale per tutti i partecipanti.


Una bellezza che fa quasi star male

Nessuna brutta traccia di frequentazione umana, niente spazzatura, nessun pericolo immediato di vedere invasa la zona dai turisti inconsapevolmente impacchettati dall'industria del turismo di massa, quel turismo indesiderabile che compra su catalogo ed ha invaso il Gilf Kebir sullo spunto della scoperta dei Foggini e pure inquina anche le valli accessibili in auto del Gebel Uweinat. Allora avevamo goduto di un pezzo di vero autentico deserto. Avevamo quindi lavorato per un anno intero alla pianificazione necessaria per tornare sull'altopiano in esplorazione al più presto possibile. All'inizio del 2006 lo stesso gruppo di amici che aveva condiviso Emeri 2005 risultava così di nuovo pronto, al gran completo. Solo pochi nuovi qualificati elementi erano stati ammessi al nuovo progetto. Per scherzo e senza nessuna pretesa il gruppo si era soprannominato "Emeri Club" con un certo riferimento ai sacri esempi storici dei Club d'elezione fondati da Bagnold e compagni (Zerzura Club) od il canzonatorio "Gongoi Club" di Almasy-Bermann (Bermann Richard - 1938 – Zarzura, die Oase der kleinen Voegel – Zürich. Büchergilde Gutenberg).


Quando l'affiatamento è tutto: Chinotto time!

Chiunque sia stato nel Deserto Libico innamorandosi della sua impareggiabile Letteratura di viaggio può capire quanto si vorrebbe somigliare, almeno per la libertà di movimento entro spazi geografici inesplorati, ai Grandi degli anni '30.
Le temperature alla fine di Aprile sono drammaticamente più elevate che all'inizio del mese; fra le 13.00 e le 14.00 si superano i 44 gradi e camminare carichi su un terreno disuguale e difficile durante il picco di calore è una vera impresa, una sfida alle umane possibilità quando si deve trasportare tutta l'acqua, il cibo e l'attrezzatura da bivacco necessari a tre giorni di sopravvivenza. La sfida non è tanto il peso quanto il fatto che il peso stesso spinge a consumare parte dell'acqua che si vorrebbe trasportare abbastanza avanti in zona operativa da garantire la sopravvivenza e l'efficienza esplorativa vera e propria. Con un consumo d'acqua nelle condizioni di fine Aprile è di circa 4,5 litri d'acqua al giorno camminando senza troppo carico, il peso medio di uno zaino si avvicina ai 30 chili. Perché mai tuttavia abbiamo scelto proprio un periodo che sicuramente è al limite e certamente non ottimale per le escursioni a piedi? Il ponte pasquale del 2006 offerto da tre giorni di festa ben distribuiti lungo un arco di tre settimane consecutive era un'occasione troppo ghiotta per noi ed una promozione più che sufficiente ad affrontare immediatamente l'avventura!
Rispetto alla prima ricognizione del 2005 la preparazione è stata molto più approfondita per quanto riguarda il necessario studio a tavolino. Il nostro programma di esplorazione ha incontrato il favore e l'interesse di Telespazio, azienda leader in Italia per una lunga serie di servizi legati all'acquisizione e distribuzione di dati raccolti dallo spazio.


La superficie di questo riparo è ricoperta da centinaia di pitture risalenti a 6000 anni fa. Il sito è stato individuato grazie alle immagini satellitari fornite da Telespazio. (foto: P. Carmignoto)

Telespazio ha consentito agli organizzatori della spedizione l'uso delle immagini acquisite su Uweinat dal satellite Quickbird, immagini caratterizzate da una risoluzione spaziale pari a 60 centimetri. Con tale risoluzione è stato possibile pianificare con cura le rotte da seguire attraverso il difficile labirinto roccioso dell'Altopiano di Emeri. Studiare queste immagini con un buon programma GIS è come fare un'esperienza di volo radente in elicottero. Analizzandole ho provato sensazioni simili a quelle vissute volando sui ghiacciai e rocce della Busonland e Dixonland nelle isole Svalbard, atterrando su creste e cime prominenti. Ovviamente senza il rumore del rotore e senza le accellerazioni di gravità sullo stomaco. I dettagli sono incredibili e gli ostacoli che si potrebbero incontrare scegliendo un percorso, forre, cascate fossili, creste e pareti rocciose, si vedono realmente. Con le bande in infrarosso è poi possibile distinguere e contare ogni singola acacia. La cosa migliore però é che oltre alla pianificazione delle rotte è stato possibile identificare i luoghi che sull'altopiano offrivano le migliori condizioni potenziali per quanto riguardava la possibilità di rinvenire siti d'arte rupestre sconosciuti, i luoghi verso cui poi abbiamo effettivamente fatto rotta trovando nuovi interessantissimi siti. Alcuni in ubicazioni insospettabili visto che si tratta di ripari all'interno di valli pseudocarsiche nel granito, la cui presenza senza una visione dall'alto risulterebbe insospettata. Nei lunghi mesi invernali abbiamo perciò elaborato un progetto GIS esteso a tutta la regione in cui abbiamo caricato tutte le mappe topografiche storiche e moderne, le immagini satellitari Landsat, Aster e Quickbird, i dati vettoriali provenienti dalle fonti più disparate ed i dati di elevazione SRTM. Trasformando in dati vettoriali selezionati elementi delle immagini Quickbird abbiamo infine elaborato una dettagliatissima mappa vettoriale che caricata sui GPS cartografici di ultima generazione ci ha permesso di muoverci a nostro agio sul terreno ed esplorare con buona efficenza.


Mappe vettoriali su GPS cartografici

I dati aster li abbiamo comunque mantenuti presenti sia in forma cartacea che su mappine in PDA-GPS. Questi ultimi, per irrisolti problemi di autonomia, non sono stati utilizzati in modo continuo.
La logistica fino al campo base in Wadi Duarmè è stata curata da Mehari Team. Una volta col piede confortevolmente protetto dalle scarpe da trekking e con i fuoristrada finalmente alle spalle ci siamo lanciati nella nostra escursione esplorativa che per i più volenterosi è poi giunta a totalizzare i 65 km, come certificato dall'odometro del GPS. Grazie allo studio pre-spedizione sono stati aggirati senza difficoltà tutti gli ostacoli che potenzialmente avrebbero messo in crisi una spedizione non dotata di dati di pari qualità a quelli da noi studiati. E' stata una buona performance. Tuttavia il nostro scopo non era quello di compiere una maratona estrema; il nostro scopo era quello di documentare coi nostri occhi luoghi che finora erano stati scrutati nei loro dettagli solo da distanti occhi elettronici orbitanti nello spazio. Esplorare nel vero senso della parola. Parlare nel Terzo Millennio di esplorazione in senso geografico può sembrare una vacua esagerazione di turisti. Dopo tutto ci siamo abituati all'idea che l'esplorazione di territori vergini sia possibile solo a robot inviati su distanti pianeti. Eppure aprire gli occhi su orizzonti mai documentati è ancora possibile, esattamente come sarebbe possibile sbarcando oggi su Marte. Esplorazione non è una parola del tutto fuori moda; grazie alla pigrizia subentrata con l'impiego dei mezzi motorizzati e specialmente con i fuoristrada più moderni, qua e là nell'immenso Sahara sono rimasti dei lembi di mondo che ancora attendono di essere esplorati. Abbiamo la certezza che i panorami colti dalle nostre macchine fotografiche sull'Altopiano di Emeri non erano mai stati documentati in modo diretto prima d'ora. Così con grande emozione il 28 Aprile 2006 abbiamo raggiunto Karku Rouzzi, l'ultima valle inviolata dell'Altopiano di Emeri. La bellezza del posto è stata per tutti noi molto più di un premio. Un paradiso in certi momenti caldo come un girone d'inferno ma sempre splendente e ricco di scorci surreali. Ad ogni modo non cercate Karkur Rouzzi sulle mappe; è un nome non ufficiale che gli abbiamo dovuto assegnare per pura necessità, in mancanza di un toponimo disponibile. Un nome che speriamo accettabile nella tradizione storica della montagna. Karkur è il nome locale in lingua Teda, la lingua del popolo Tebu nel cui territorio ancestrale Uweinat rientrava. Rouzzi è il nome della guida Tebu che nel XIIX secolo ha rivelato agli arabi l'esistenza del Jebel Uweinat.
Oltre alla soddisfazione personale la nostra avventura si è conclusa con solidi risultati: sono stati rinvenuti e rilevati 10 nuovi siti d'arte rupestre, immagini vive di un lontano passato che risale a 6000 anni fa, rivelazione di un Pianeta Uweinat un tempo pieno di vita ed ora ridotto ad una specie di arca dispersa fra le sabbie, un luogo dove la vita ancora persiste ma ridotta ai minimi termini, ad uno stato larvale.
Altro risultato importante della spedizione ed il rilevamento del sentiero utilizzato dai Tebu e verosimilmente anche dai popoli preistorici nella transumanza verso l'Altopiano di Emeri, sentiero segnalato da Mònterin nel 1934. Ultima grande soddisfazione ci è venuta dalla localizzazione della grotta scoperta da Mònterin nel vallone di Ain Zuiea, grotta mai più visitata dopo il 1934.


La Grotta Mònterin

Si tratta di una spettacolare forra sotterranea con concrezioni e vasche di decantazione. Con le corde siamo risusciti a scendere il salto scampanante profondo 5 metri che aveva fermato Mònterin ed un successivo saltino anch'esso scampanante. A nostra volta siamo stati fermati da un ultimo modesto salto su un galleria che continua con presenza di corrente d'aria. In entrambi i casi è stata l'analisi delle immagini Quickbird che hanno permesso di trovare l'attacco del sentiero e l'esatta ubicazione dell'ingresso della grotta. Vi è tuttavia un ulteriore aspetto per cui possiamo dire di essere stati baciati dalla fortuna; fra la spedizione del 2005 e quella del 2006 sul Jebel Uweinat è piovuto. Una delle rare piogge monsonali che sul massiccio cadono una volta soltanto ogni dieci o trent'anni. L'esploratore ungherese Andrai Zboray nell'ottobre 2005 ha trovato Karkur Tallh, nel settore sudanese del massiccio, coperto da vegetazione erbacea fresca e viva. In base ai dati raccolti dai satelliti meteorologici è stato possibile stabilire la data esatta di questo evento eccezionale. Ad oltre sette mesi dall'evento gli effetti di questa pioggia eccezionale si notavano ancora e noi li abbiamo potuti documentare sull'Altopiano di Emeri. Alcune acacie che nel 2005 erano apparentemente morte le abbiamo trovate ricoperte da foglie. Cespugli e piante di specie diversa, alcune ancora in fiore, le abbiamo osservate e fotografate dove prima non c'era nulla. In conseguenza della pioggia alcune acacie hanno fruttificato in modo esplosivo rilasciando al suolo montagne di baccelli.
Ora l'Altopiano di Emeri non è più Terra Incognita, conosciuta solo agli occasionali militari che si dedicano al bracconaggio degli ultimi esemplari di muflone africano o Waddan, poveri isolati individui che ancora stentatamente sopravvivono sul massiccio. Ora Emeri è definitivamente incluso nel nostro arcipelago di "terre amate". Una relazione dettagliata sulla spedizione "Emeri 2006" è in corso di redazione e sarà pubblicata in un prossimo futuro.


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Potete leggere un altro rapporto su Internet a proposito di questa spedizione seguendo questo link.


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