La terza spedizione esplorativa verso le regioni elevate del Jebel Uweinat libico si è svolta fra il 23 Dicembre 2007 ed il 10 Gennaio 2008. Con "Emeri III" abbiamo visitato il corso superiore di Wadi Waddan, una valle di difficile accesso, in gran parte ubicata all'interno di una zona militare che i turisti europei non possono visitare. Il divieto è giustificato da fondate ragioni. Il settore meridionale del Jebel Uweinat in Sudan è pericoloso: negli ultimi due anni si sono avute già tre agressioni e rapine a danno di turisti che vi si sono avventurati penetrando dall'Egitto,
oppure che hanno raggiunto il posto partendo da Kartoum. Non c'è quindi da stupirsi se le guardie di frontiera libiche non consentono agli europei di viaggiare ad est di Ain Doua, dove una postazione militare libica assicura il controllo e la sicurezza della zona di frontiera. Il versante sudanese meridionale del Jebel Uweinat è frequentato da banditi. Non c'è da stupirsi: il Darfur e la guerra sono a solo un giorno o due di fuoristrada dal Jebel Uweinat!

Partenza all'alba. Si lascia il campo in Wadi Abd el Malik (la grande valle che verso est prende il nome di Karkur Ibrahim)
Per visitare la zona elevate della montagna verso il confine sudanese ci siamo quindi impegnati in un difficile trekking di attraversamento dell'intero massiccio, a partire da Karkur Ibrahim-Wadi Abd el Malik. Un trekking difficile e faticoso per l'instabilità del pietrame su cui occorre risalire, a volte sfidando pendenze elevate. Per riuscire ad entrare nel settore di nostro interesse abbiamo percorso 14 Km e risalito 1000 metri di dislivello. Posto il campo base a 950 metri di quota, una parte di noi ha compito la prima ripetizione di Monte Bagnold (ex Cima Mussolini), 1850 metri di quota, la seconda elevazione del Jebel Uweinat la cui prima ascensione nel Febbraio 1934 si deve al Prof. Umberto Mònterin.

Un trekking faticoso, fra pietre taglienti, seguendo la traccia molto debole di un antico sentiero
I compagni che hanno compiuto l'ascensione (Paolo Carmignoto, Luciano Cosmo, Susanna Delcolle, Gert Pader ed Alessandro Romanzi) sono stati molto bravi. Mentre gli ascensionisti arrancavano sulle ripide balze della montagna, in due abbiamo continuato verso sud, scendendo nella Valle dei Mufloni, alla ricerca di nuovi siti d'arte rupestre. La valle non offre molti ripari tuttavia abbiamo trovato sei nuovi siti, uno caratterizzato da numerosi dipinti di particolare interesse per i soggetti rappresentati. Ora un rapporto è stato scritto e speriamo di poterlo vedere pubblicato presto su una rivista scientifica specializzata.

Bivacco fra le rocce, a 950 metri di quota.
Pare che dopo le numerose scoperte effettuate da Andras Zboray nel settore Sudanese-Egiziano del Jebel Uweinat, la ricerca di nuovi siti d'arte rupestre nella zona sia diventata quasi una moda. In effetti è un gioco appagante ma solo la prima volta che lo si pratica. Dopo ci vuole passione ed impegno. Presto risulta evidente che la fatica di andare su e giù per le rocce è veramente tanta ed i rischi non sono pochi. Dopo un po' le pitture rupestri del Jebel Uweinat possono apparire tutte uguali... a meno che la curiosità iniziale non si trasformi in studio costante e ben indirizzato. Allora le soddisfazioni arrivano ma si tratta di soddisfazioni solo molto personali.
E' significativo che ben pochi (se non quasi nessuno) fra gli archeologi professionisti universitari, nonostante i finanziamenti statali di cui dispongono, abbiano mai pensato ad esplorare a piedi le montagne del Sahara come ha fatto Zboray sul Jebel Uweinat o come nel nostro piccolo abbiamo cercato di fare noi nel settore libico del massiccio che negli anni '30 è stato sotto la bandiera italiana ed esplorato da scienziati italiani.

La Valle dei Mufloni
Tuttavia ci si può chiedere quanto ancora a lungo la zona offrirà scoperte a chi sia disposto a faticare e rischiare. Anche se frutto di piani di ricerca amatoriali, le scoperte di questi ultimi sei anni non sono state per nulla casuali ma sono il risultato di sforzi ben pianificati, giustificati dalla fondamentale constatazione che l'introduzione dei mezzi meccanizzati nell'esplorazione del Sahara avvenuta negli anni 20-30' ha scoraggiato le esplorazioni a piedi. Riprendendo le esplorazioni a piedi si sono raccolti ancora grandi risultati esplorativi.

L'alto corso della Valle dei Mufloni. In lontananza il Jebel Kissu, in Sudan.
Il bello è che le esplorazioni a piedi sembrano non interessare gli accademici (e non si sa perché) ed i turisti troppo ricchi che pensano di essere degli esploratori sahariani solo per il fatto di possedere dei mezzi fuoristrada dotati di comodità eccessive e perfine superflue. Per fortuna, ciò che per molti viaggiatori dotati di fuoristrada è sofferenza incomprensibile per altri è gratificazione e ciò lascia spazio agli spiriti veramente avventurosi. Le dimostrazioni di cosa ancora si possa trovare a patto di scollarsi dalla poltrona non mancano.

Lo sbocco della Valle dei Mufloni, appena un poco più a sud del punto di presa, è già a cavallo del confine sudanese.
Alla fine, sulla pericolosa linea di confine fra Sudan e Libia ci siamo arrivati solo in due. Il Jebel Kissu, in Sudan, sembrava ormai a portata di mano. Quale posto migliore si potrebbe immaginare per un trekking esplorativo? Eppure la situazione attuale non consente proprio di immaginarlo come una meta di viaggio. Alla sua base transitano gruppi armati di contrabbandieri che attualmente sono diventati un rischio anche per i turisti che ripetono il supersfruttato tour classico del Gilf Kebir, in Egitto. Dobbiamo essere riconoscenti ai militari libici di Ain Doua che non ci hanno consentito di raggiungere il Jebel Kissu dicendoci: "Sudan fi ketir muskela...".
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