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L'Altopiano di Emeri
Un mondo perduto sul Jebel Uweinat |
Aprile 2005

Le regioni alte del settore sud-occidentale
del Jebel Uweinat sono state parzialmente esplorate nel 1935 dal
Prof. Umberto Mònterin, insigne glaciologo, originario di
Gressoney La Trinité, Professore dell'Università di Torino,
inviato in Libia dalla Reale Società Geografica Italiana. Queste
terre, note alla popolazione Tebu di Cufra come Altipiano di Emeri,
da allora non sono state mai più visitate. Dal 3-4 al 28-8 2005
una spedizione meticolosamente preparata per oltre un anno, ha
ripercorso la regione addentrandosi in luoghi mai percorsi né
documentati da europei. Non è stata un’impresa facile. Il luogo
è di difficile percorrenza, completamente precluso ai fuoristrada
e totalmente privo di acqua. Ogni partecipante alla spedizione,
tutti escursionisti di provata esperienza, si sono dovuti caricare
sulle spalle ben 24 chili circa di materiale, di cui 12 minimo di
sola acqua.
(La foto in alto è di Paolo)

La via di penetrazione nel complesso labirintico
di rocce e canaloni torrentizi che costituiscono Emeri è stata
individuata grazie allo studio di immagini satellitari e modelli
di elevazione digitali, modelli del terreno tridimensionali. La
rotta è stata tracciata con software professionali d’avanguardia.
A conti fatti, lo scarto sul terreno fra la via ottimale teorica e
quella realmente percorsa si è rilevato minimo.

Alla fine l’assioma è stato provato: l’elettrizzante
atmosfera delle esplorazioni degli anni ’30 si può talvolta
rivivere ancora a patto di scollare il posteriore dai sedili dei
fuoristrada e camminare, camminare tanto. Il frutto della
spedizione sono stati 12 nuovi siti di arte rupestre, fra cui due
siti maggiori per importanza e bellezza, il riposizionamento di
una perduta oasi in miniatura trovata dal Maggiore Ottavio Rolle e
dal Professore Umberto Mònterin nel 1934, la scoperta di un
antico lago in una valle isolata, chiusa da ogni lato da immensi
sferoidi di granito che non lasciano quasi alcuna possibilità di
passaggio… eccetto una. I risultati scientifici della spedizioni
sono stati pubblicati su una prestigiosa rivista internazionale
dedicata alla preistoria del Sahara (The
Sahara Journal). Nei nostri dischi ora ci sono circa 8
Gigabyte di immagini da studiare pazientemente, commentare ed
archiviare.

Hanno partecipato alla spedizione: Tiziana
Tormena, Michele Soffiantini, Stefano Laberio Minozzi, Gian,
Paolo, Francesco Romanzi, Alessandro Menardi Noguera.
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