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Cerchi sulla sabbia nel Never-never (Australia)
Non sono gli UFO a disegnarli ma i ragni |
Luglio 2007

Da Uluru (Ayers Rock) a Darwin in auto: una lunga traversata turistica dei Northern Territories.

I paesaggi ed i punti di interesse che si possono osservare e visitare lungo questo classicissimo percorso sono noti a tutti. Rappresentano ciò che meglio simboleggia la grande natura del continente australiano e nell'ottica particolare del viaggiatore appassionato di deserti in generale e del Sahara in particolare sono qualcosa da vivere e capire. Per il momento non possiamo ancora esplorare di persona i deserti di altri pianeti ma visitando l'Australia forse si compie l'esperienza più prossima a quella di un viaggio spaziale su un mondo extra-solare. L'unicità di ogni elemento della flora e della fauna è in effetti molto più pervasiva di quanto siamo pronti a incontrare.

Quindi inutile tediare gli amici con le fotografie di Uluru anche se la roccia sacra agli aborigeni vista di persona è molto più bella ed interessante di quanto non appaia sui libri fotografici e sulle guide turistiche. Non mi sono quindi pentito di aver speso le mie risorse per contemplare lo spettacolo del tramonto disperso fra una folla che si è mostrata silenziosa come il pubblico di un concerto di musica classica. E' uno dei rari luoghi iconici del mondo che la fotografia commerciale non è riuscita a logorare. Facile però provare diffidenza prima di visitare il posto. Perchè mai la roccia di Uluru dovrebbe essere qualcosa di meglio dei tanti rilievi residuali sparsi per il Sahara? Compiendo il periplo a piedi mi resi infine conto del motivo per cui anche i migliori fotografi avevano fallito. Gran parte della montagna è sacra e lo spirito dei luoghi non appare in fotografia. E' inoltre vietato fotografare alcuni siti e rocce, o per lo meno le fotografie non vanno esibite e pubblicate. In alcuni casi esistono divieti espliciti che vanno rispettati. Chiunque si avvicini ad Uluru osserverà quindi molto di più di quanto potrà aver visto nei documentari.

Lo studio dell'arte rupestre australiana, 40.000 anni di una tradizione ininterrotta che arriva fino ai nostri giorni, risulta straordinariamente stimolante anche per il viaggiatore abituato al Sahara. Non perchè vi sia alcun nesso fra tradizioni artistiche. Fra ciò che si può ammirare dell'arte prodotta dalle popolazioni aborigene e ciò che si trova in Sahara non vi è ovviamente parentela come non vi è parentela fra un canguro ed un coniglio anche se canguri e wallaby in fondo in fondo non sono nient'altro che simpatici "conigli fuori misura". L'arte rupestre australiana dimostra la conclusione tanto faticosamente raggiunta dagli archeologi del Sahara: non si può interpretare l'arte rupestre di alcuna regione al mondo se non si conosce nel senso più profondo la cultura di chi la prodotta, se non si fa letteralmente parte di quella cultura.

Lo provano i dipinti rupestri dei ripari di Nurulangie (Parco Nazionale del Kakadu), opere di Nayambolmi, soprannominato Barramundi Charlie, che risalgono agli anni 1963-1964. Altrettanto famosi esempi sono i dipinti di Ubir, il cui significato è ben noto grazie ai tradizionali custodi aborigeni del luogo. Senza conoscere gli specifici miti della creazione propri di ogni singolo gruppo aborigeno il significato dei dipinti è inintelleggibile. Grazie però al fatto che la cultura aborigena è viva, coerenti estrapolazioni interpretative sono state possibili anche nei confronti dell'eredità artistica più antica.

A tutti quindi consiglio di leggere il libro di Josephine Flood,
Rock Art of the Dreamtime (1997). Apre gli occhi su ciò che realmente può essere alla base della necessità di esprimersi con incisioni e pitture sulle rocce, una forma di espressione che nel passato dell'umanità è stata tanto basilare quanto diffusa.

Nel libro di Josephine Flood ho trovato una curiosità molto interessante: si ipotizza che fra le varie possibili fonti di ispirazione che possono aver indotto gli artisti aborigeni in vari luoghi ed epoche a disegnare o dipingere cerchi quasi perfetti vi sia un ragno che quando scava il suo nido sottoterra produce in superficie dei cerchi regolari di 20 cm di diametro. Nell'arte rupestre più antica abbondano riproduzioni di impronte animali e di cerchi. In pratica il ragno ingloba nella sua secrezione il materiale scavato e lo dispone in circolo intorno alla tana. Si tratta di un ragno endemico australiano. I miei cerchi li ho fotografati non tanto distante da una località nel Never-never dove si favoleggia di avvistamenti ed atterraggi di alieni. I cerchi sulla sabbia non sono però opera aliena, tuttavia fra gli incontri sorpendenti che si possono fare in Australia figurano anche gli alieni.

Gli alieni di cartapesta del Never-never compaiono anche nel Kakadu. Fra le pitture rupestri di Barramundi Charlie, qualcuno potrebbe anche riconoscervi degli alieni ...

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